
PRESEPE: E’ CRISI? ARTIGIANI NAPOLETANI E CINESI A CONFRONTO
"Presepe": 是危机吗?当那不勒斯和中国手工艺对比.
圣诞节时摆放在家中或户外的小型雕塑,以耶稣诞生为背景。一般会从12月中旬摆放到1月6号。那不勒斯的这种传统手工艺最有名。但是近年来,那不勒斯传统的手工艺正陷入一场空前的危机中,一方面由于中国仿造的廉价的Presepe越来越多,另一方面,那不勒斯的年轻一代对这种世袭的手艺也不再有那么大的兴趣,取而代之的是一些那不勒斯的华人和印度人在不断地延续这种工艺。以下的这段文章是来自我们在那不勒斯的市长,描述的就是该手工艺在中国和印度的仿制品不断流入意大利市场之后,这个原本让那不勒斯人骄傲的传统技能正在逐渐流失。
Che il presepe sia in crisi sembra ormai accorgersene chiunque. Il dato però delle vendite in calo di pastori e di elementi della natività in generale va però interpretato non solo come disaffezione a un qualcosa che si avverte come troppo distante e ormai sorpassato ma forse alla produzione stessa di statuine che sta letteralmente cambiando. La società che cambia lascia un segno anche tra le vie più antiche di Napoli, dove il presepe è un’arte, un mestiere, un culto da anni e generazioni; eppure gli artigiani orami anziani cedono il posto a giovani extracomunitari spesso cinesi o indiani, bravissimi pare nei lavori manuali che richiedono precisione e pazienza. Di sicuro i giovani oggi non seguono le tradizioni e soprattutto difficilmente il lavoro di presepio lo si riesce a tramandare di padre in figlio: troppi sacrifici e di tutti i tipi, poi il sogno di guadagni più semplici e di una vita più tranquilla, senza levatacce e stress fisici. Le vie del centro di Napoli quindi sono lo specchio del mondo globalizzato che cambia in fretta, che corre, sbuffa e lascia spazio al presepe degli stranieri, che lavorano ormai pazientemente nelle botteghe e fanno proprie certe tradizioni squisitamente partenopee e perfino certi modi di dire, di fare e di contrattare. L’altra faccia del presepe si chiama anche contraffazione. I maestri presepai Napoletani devono fare i conti oggi giorno con le copie delle loro statuine che vengono vendute nei grandi magazzini oppure sui banchi del mercato e che sono molto spesso provenienti dalla Cina, dall’India e dagli altri paesi di nuova industrializzazione. La realtà che si prospetta oggi e che ruota attorno alla natività è questa: la mancanza di sostegno per questo tipo di arte da parte delle istituzioni, e la difficoltà però degli artigiani nel riuscire a fare squadra tra loro, coalizzandosi, creando un marchio di tutela generalmente riconosciuto che li aiuti a vincere le sfide della globalizzazione facendo imporre il presepe come un must, un prodotto artigianale effettivo e come una pertinenza del natale stesso. In questo modo sarà difficile far scomparire la natività dagli scaffali dei grandi magazzini ma soprattutto dalla mente delle persone e dei giovani in particolare, specie se napoletani. Federico Improta è un giovane di 22 anni, Napoletano e con la passione per i presepi: da anni li colleziona e li crea liberamente ispirandosi alla commedia napoletana dell’800 che, confessa “è il mio debole, l’800 è il periodo storico che può dal punto di vista anche architettonico dare più emozioni; è per questo che i miei presepi tendono a riprodurre edifici, mode e costumi di quel tempo facendo molta a attenzione ai dettagli”. Esattamente, i dettagli sono il suo punto di forza: panieri , cestini, tegole, lumi, volti di sicuro lo distinguono dagli altri artigiani in quanto – spiega – “troppo rapidamente a S. Gregorio Armeno si scivola nell’omologazione e non si ha più cura dei dettagli e del lavoro realmente artigianale che c’è dietro un presepe; si pensa forse più alla quantità che alla qualità”. Federico fa notare come la disaffezione dei giovani verso i presepi e le tradizioni in generale è forse normale in un mondo che va veloce ed inferocito è sempre più distratto, ma lui è una mosca bianca per il suo singolare interesse tanto che spesso si può pagare anche lo scotto di essere superficialmente giudicati poco credibili dai compagni coetanei. Fortemente sostenuto dalla sorella Mariolina, Federico fa parte da tempo dell’associazione “Amici del presepio” ed espone le sue creazioni anche al nord (Verona ed Imola in particolare); ha clienti importanti ed in barba a quanto risulta dalle statistiche il presepe lo considera sempre più importante, vivo e vitale, un qualcosa che può andare anche al di là delle festività natalizie come creazione.
“‘SI TURNASS’ A NASCERE …” NASCEREI A NAPOLI?
“Si turnass a nascere …” celebre frase napoletana che può sintetizzare tante cose, ma chi è nato a Napoli pare essersi macchiato non solo del peccato originale (tra l’altro agevolmente rimediabile col battesimo) ma anche di un’ulteriore macchia: essere napoletani. Questo è quanto emerge nei sentimenti dei napoletani specie quelli un po’ borghesi, ma è emerso anche nel corso dell’incontro “nascere a Napoli” organizzato dall’Università Federico II. L’opinione pubblica mondiale, specie negli anni ’70 (anni del colera nel capoluogo), ha sempre pensato che un bambino per il solo fatto di essere lì nato avesse un futuro predestinato da ladruncolo, disonesto perdigiorno, camorrista. Eppure i napoletani si dedicano a pizza e mandolino, alla canzone “o’sole mio”, e vivono quella condizione di singolare spensieratezza data dalla cosiddetta Napoletanità. Uno status quasi impossibile da spiegare. Cosa vuol dire oggi nascere a Napoli? Significa in primo luogo essere vittime di una sorta di razzismo incondizionato e gratuito, ma soprattutto figli di una specie di “questione meridionale” lasciata in eredità onerosa, dagli avi; una questione fatta di egoismi ed incomprensioni accumulatesi nel tempo…molto spesso anche sulle strade. Che l’immondizia quindi non foss’altro che lo specchio ci una società corrotta e malata dall’interno? E se Napoli fosse un “paradiso abitato da diavoli”? Beh le cose non stanno così perché quella città non è neppure un inferno abitato da santi eppure c’è chi lotta per la propria dignità di uomo e di napoletano, contro tutto, perché in fondo “adda passà a nuttata”. E la nottata passerà. Ecco il quadro che viene fuori dall’esame degli esperti: simpatici, creativi, approssimativi, sentimentali e sentimentalisti, disperati e appassionati, incapaci di fissare e rispettare un appuntamento, maestri nell’arte di arrangiarsi, eterni protagonisti di una recita sempre in bilico tra commedia e tragedia! E’ solo uno stereotipo? I napoletani però sono anche in grado di gesti eroici perché vissuti con forte spirito individualista, sono pigri esasperati ed esagerati. La città è senza dubbio la città dei destini mancati, come descrive Generoso Picone nel suo libro; una grande scatola svuotata del buono e riempita degli accidenti della cronaca di tutti i tipi, che rendono Napoli sull’orlo di un’apocalisse annunciata…ma che non arriva mai…forse. Napoli: la città delle occasioni perdute, diabolico paradiso in cui se le cose fossero andate diversamente, oggi si sarebbe di sicuro prospettata un’altra offerta per il presente e per il futuro. Nell’esibizionismo delle sceneggiate c’è comunque un dato positivo: l’umorismo, e l’estro nero che i napoletani si sforzano di diffondere come napoletanità, la loro filosofia di vita. I bambini nascono scugnizzi e diventano proletari? I lazzaroni esistono ancora? Quella gente che nel regno borbonico era assetata di mance e disponibile come servilismo ha ancora oggi i suoi eredi, con cui tutti fanno i conti ancora oggi. Bennato canta: “Napoli nisciuno l’andovina, si è zoccola o reggina, […] si è serva o si è padrona, si è munnezza o si è curona”.
NASCERE A NAPOLI: LA FEDERICO II FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Si è tenuto a Napoli nel Centro Congressi dell’università Federico II un importante dibattito dal titolo “Nascere a Napoli”. Enrica Amaturo – Preside della facoltà di Sociologia dell’Ateneo ospitante evento – e Luigi Greco – Direttore del Dipartimento di Pediatria Generale e Specialistica nell’ateneo Federiciano – hanno trattato il tema del nascere a Napoli in maniera completa ed esaustiva toccando tematiche sociologiche e culturali ma anche mediche. Il foltissimo uditorio, che caratterizza questo genere di eventi “alla Corte di Federico II” ha avuto risposte a due interrogativi importanti: Si nasce ancora a Napoli? Come si Nasce a Napoli? In un quadro demografico Italiano che evidenzia una grande crisi delle nascite e un numero di figli per ciascuna donna molto basso, Napoli sembra essere in gradi di smentire ogni tendenza: a Napoli si nasce ancora ed anche molto.
Seppur con grandi differenze tra centro e periferia, evidenziate dagli illustri relatori, l’indice di fecondità nel Capoluogo e in tutta la regione è sempre positivo. La fecondità è diversificata a seconda dei Quartieri di Napoli e le differenze territoriali e socio economiche si traducono in altrettante differenze nella salute attuale e futura dei neonati. Nei quartieri poveri o con maggiori disagi in generale il numero di nascite – è emerso – è di gran lunga superiore a quello del quartiere Vomero e Chiaia – Posillipo dove i dati sono in linea con la media nazionale e cioè vertiginoso calo delle nascite. Come mai questi squilibri? Probabilmente, spiega la prof. sa Amaturo, si tratta di quartieri molto borghesi in cui però è anche difficile trovare alloggi per coppie giovani e l’invecchiamento della popolazione inizia a farsi preoccupante. A Scampia e a Barra i figli nascono ancora eppure sarebbe meglio accadesse il contrario. Il dato più significativo è che qui i parti avvengono molto spesso per pronto soccorso e i bambini sono accolti in strutture poco adeguate alle emergenze, sottoposti a continui trasferimenti da un’azienda sanitaria ad un’altra; tra le malattie più diffuse nei bambini di Napoli ci sono le allergie e le intolleranze in testa, problemi metabolici e i problemi respiratori; per fortuna il tasso di mortalità dei piccoli è comunque molto basso. Viceversa a Fuorigrotta non nascono più bambini da mamme giovanissime, molto spesso si tratta di “primipare attempate”, e le famiglie numerose sono un ricordo del passato; se consideriamo che è questa la tendenza nazionale, ed Europea allora Napoli in una cosa almeno è moderna ed all’avanguardia. Un dato allarmante è che i bambini da anni ormai non nascono più di sabato e domenica bensì sempre durante la settimana e soprattutto con parti cesarei. Ecco la risposta alla domanda: Come si nasce a Napoli? Orami la quasi totalità dei piccoli nasce con parto non spontaneo ma per intervento operatorio e questo è sicuramente sbagliato perché – fa notare il Prof. Greco – la gravidanza si interrompe prima, per cui il feto cresce poco in utero e le madri hanno sempre meno latte. Insomma il quadro presentato alla Federico II, “l’Università della Città” può anche un po’ infastidire ma fotografa la realtà. La Campania rimane una delle regioni con i valori più elevati di fecondità ma il nord avanza grazie ad un numero sempre maggiore di coppie straniere lì insediate che sceglie di avere bambini nel nostro paese; vuoi per ragioni anche di permesso di soggiorno, vuoi per ragioni di effettiva integrazione, nord e sud si stanno equiparando almeno in questo; c’è anche da osservare che i campani migranti fanno figli al nord perché ritengono, a ragione, le aspettative di vita migliori in quei luoghi. A chiusura dell’incontro, i relatori non possono fare a meno di far notare che comunque i bambini a Napoli nascono con un problema molto grave, con un “grave ed insolito male” che chiamano la “cecità al colore”, il daltonismo. Il daltonismo consiste nell’incapacità di distinguere il verde dal rosso e quindi e a quanto pare né famiglia né scuola riescono a frenare il diffondersi di questo particolare problema. L’incapacità di vedere il rosso ( a Napoli i semafori sono ancora troppo poco rispettati), è in sostanza una metafora per indicare il più ampio ed onnicomprensivo dramma della confusione a distinguere il colore della legalità. Quanti altri nasceranno nei prossimi anni che non riusciranno a capire di fermarsi al rosso?
ANNI ’60, CIPRIA, PIUME E CREAZIONI NEL SEGNO DEL GLAMOUR A CASERTA
Cos’è la moda? "La moda ha un’icona essenziale immutabile eppure sempre diversa", risponde a Caserta nella gallery boutique di via S. Agostino, Alessia Caliendo poco più che ventenne con un passato da stylist che ha già creato con successo “uno spazio al femminile accogliente ed elegante. Questo è Little Black Dress”.In un susseguirsi di mostre, vernissage e presentazioni di libri tutti i mesi, il prossimo 23 Novembre in occasione dell’uscita del film Factory Girl interpretato da una delle icone fashon del momento Sienna Miller, Little Black Dress lancia un evento “very ‘60”. Per l’occasione la stylist Alessia Caliendo proporrà una perfetta rievocazione degli anni della dolce vita e del Piper, e gli ospiti saranno i veri protagonisti della Factory LBD indossando abiti in tema tra dischi di vinile e prime minigonne, musica e Pop Art. Tutto in sintonia con il film. L’evento anni ’60 avrà inizio alle 19 e proseguirà presso il multicinema Duel di Caserta; “sarà possibile acquistare i biglietti direttamente nella gallery boutique”, rende noto la titolare di uno store un po’ “sui generis”. In vista del periodo natalizio Little Black Dress presenterà inoltre la nuova collezione il 25 Novembre dalle 18,30 in poi sempre nello spazio della gallery boutique. Alessia, spiegaci questo evento in cosa consiste e cosa ti sei ispirata per la sua realizzazione a 360°. Questa collezione vuole rievocare a stavolta non gli anni ’60 ma un’atmosfera da Parigi di fine Ottocento tra Monmartre e Pigalle rivisitate in chiave Little Black Dress (in quanto marchio vero e proprio) e poi in chiave Natalizia con la versione X-Mas Time”. All’interno del “concept” Alessia Caliendo accoglierà il pubblico presente, e in compagnia della designer Giulia Boccafogli racconterà le sue ispirazioni, le idee e le suggestioni che hanno dato vita alle sue nuove e travolgenti creazioni. “La collezione Little Black Dress ha sicuramente uno spirito malizioso e seducente, reso tale grazie all’utilizzo di piume ed ad accostamenti cromatici che rendono il tutto molto attuale e moderno; gli orecchini diventano concentrati di colore e luce grazie all’ausilio di roselline di satin”. Ci descrivi invece la “collezione natale”? “si tratta di piccoli oggetti e accessori dal gusto prettamente natalizio; c’è oro, rosso, applicazioni in raso e cotone scozzesi ed anche minuti camapanellini. Il tutto è naturalmente mixato per dare vita a orecchini, bracciali, collane e tanti gadjet perfetti per delle preziose idee regalo o anche semplici piccoli pensierini per le persone care e per se stessi”.Tutti i presenti agli eventi saranno senza dubbio inseriti nella foto gallery sul sito www.littleblackdress.it dove è possibile inoltre trovare anche informazioni dettagliate e foto della collezione attualmente presente nello store.
Nell’ambito del ciclo di incontri Come alla Corte di Federico II – ovvero parlando e riparlando di scienza- la professoressa Enrica Amaturo ed il Prof Luigi Greco terranno una relazione dal titolo: Nascere a Napoli.Giovedì 22 novembre prossimo, alle 20.30, il Centro Congressi dell’Università Federico II (via Partenope 36 - nei pressi dell’Hotel Vesuvio), si riconfermerà il luogo ideale per approfondire cosa significa oggi essere Napoletani. L’Università non è solo quindi il luogo degli accademici e dei cattedratici ma anche una pertinenza stessa di Napoli e dei studenti e semplici cittadini, in cui si discute della città in cui l’Ateneo nacque nel 1224.Si approfondirà di una Napoli borbonica e della Napoli della belle époque, della città dei teatri e dei caffè chantant, della funicolare, di “Totò, Peppino e ‘a mala femmina”, delle soubrettes e dei quartieri eternamente popolati da “lazzari e scamiciati”; Napoli del colera; Napoli della corruzione e dei quartieri degradati dell’area nord. Inoltre ci si porrà l’obiettivo di capire chi ha reso negli anni Napoli bella e brutta al tempo stesso? La Professoressa Enrica Amaturo è già preside della Facoltà di Sociologia dell’Ateneo Federico II, dove insegna anche Metodologia della Ricerca Sociale; da molti anni è impegnata nel campo della politica, sociale e dell’esclusione sociale stessa. Da sempre vivace sostenitrice della teoria del reddito minimo di cittadinanza, è componente della Commissione di indagine per l’esclusione sociale presso il Ministero della Solidarietà e della Famiglia ed è autrice di numerosi saggi e libri sul tema della povertà a Napoli e nel Meridione in generale. Il Professore Luigi Greco, Direttore del Dipartimento di Pediatria generale e specialistica dell’Università Federico II, ha scelto da sempre di adoperarsi per la salute pubblica del bambino; questa passione nasce dalla sua attività di volontariato a Secondigliano negli anni ’70 ed il suo impegno professionale si è, da allora, sempre concentrati in questa direzione. Nel 2004 fonda insieme al Rettore Guido Trombetti la Facoltà di Medicina a Gulu in Uganda; segno di importante impegno sociale e radicamento dell’ateneo federiciano. La genetica dell’intolleranza al glutine, ha costituito e costituisce uno degli obiettivi di ricerca del prof. Greco da sempre. L’invito e la scheda di registrazione sono reperibili come sempre sul sito dell’Ateneo, e l’incontro sarà trasmesso in diretta via internet sul sito www.dol.unina.it. Previsto come di consueto un grande successo di pubblico, caratteristica ormai affermata da anni, degli eventi Federiciani.